Guendalina la rana


Guendalina la rana

 

La Rana Guendalina

Mai fa cracra,

Il verso di altri

Soltanto lei fa...

 

La Rana Guendalina è simile a tutte le sue compagne di acquitrino.

É verde, ha gli occhioni sporgenti, le piace stare in acqua e prendere il Sole, sulle rive e sulle foglie.

Tuttavia la Rana Guendalina non è simile a tutte le sue compagne di pantano, datosi che, essa non fa cracra, e quando apre bocca per cantare, come ogni brava Rana fa di norma, dalla sua gola fuoriescono i versi più strani.

Avete mai sentito una Rana abbaiare?

Guendalina lo fa.

Avete mai sentito una Rana nitrire?

Anche questo fa Guendalina.

Lei canta solo con la voce di altri animali, anche se qualcuno sussurra di averla sentita cantare come un 'umano, e forse (e qua i sussurri si fanno ancor più bassi e segreti) “Era una canzone di Laura Pausini!”

Ormai è diventata un mito vivente, una leggenda metropolitana.

Le Rane che abitano lontano dallo stagno in cui si favoleggia lei stia, pensano a lei come ad un mostro, ad una creatura mitologica, come ad un essere da favola che si usa per spaventare i girini.

Le Rane che invece le abitano vicino, accorrono ad ascoltare il fenomeno e poi fanno a gara per capire di quale animale sia il verso che Guendalina sta in quel momento emettendo.

É pure nato un piccolo giro di scommesse gestito dalla parte più scaltra e senza scrupoli della popolazione anfibia del luogo, che frutta un bel po' di quattrini.

Guendalina poi, mica pare infastidita da tutte quelle attenzioni anzi, si pavoneggia, esce per cantare solo a determinati orari per facilitare l'afflusso dei curiosi, e sta sotto l'attenzione del pubblico presente, con la consumata abilità di una pop star di mestiere.

E rinnova sempre il suo repertorio.

Sa fare di tutto, pure il Rinoceronte ed il Cercopiteco, e quando qualcuno le si accosta per chiederle come mai essa non faccia cracra, lei dichiara di non essere in grado di gracidare.

La sua in verità è un'astuta bugia, Guendalina sa benissimo gracidare ma per scelta ha deciso di non farlo più.

In principio ciò era dettato dal desiderio di distinguersi tra la massa omogenea delle altre Rane, affermando la propria unicità ed identità, nel tentativo di dichiarare a tutto il mondo dello stagno, che lei era un'entità a sé stante, un essere unico e non un anonimo membro di una società omologata dove tutti sono ormai rassegnati a vivere e ad agire in un determinato modo.

Poi però, la cosa le era sfuggita di mano, e la sua naturale propensione a spiccare si era tramutata in vanità, in voglia di notorietà, di successo, di guadagno.

Prendeva difatti generose percentuali sugli incassi delle scommesse, e così viveva tranquilla e beata.

Aveva zittito la sua coscienza tappandole la bocca con la ricchezza ed il successo, senza rendersi conto che, così facendo, aveva perso sé stessa.

La cosa a cui in origine, teneva di più.